1966AlluvioneArno

L’Italia è quella degli “Angeli del fango” che restituirono all’Umanità una Firenze inondata dal suo fiume, ma è anche quella che messa a punto una legge dopo quella tragedia, la dimentica nei meandri parlamentari per due anni e permette nel tempo che trascorrerà dal 1966 ai giorni nostri di quadruplicare il livello delle costruzioni. L’Italia di oggi non assomiglia affatto a quella di 54 anni fa e non lo sono neanche gli eventi meteo-climatici che in tutto questo tempo e in tutto il pianeta hanno assunto connotati sempre più catastrofici. Ma abbiamo esperienze, conoscenze e tecnologie impensabili nel secolo scorso e risorse disponibili, quali quelle in itinere del Recovery Plan, che dovrebbero impedire un’altra “grande alluvione”.

Le quattro ore di webinar realizzate dalle Autorità di distretto dell’Appennino Settentrionale e Centrale nell’anniversario di quel 4 novembre dal titolo: “1966-2020. Dalla grande alluvione dell’Arno agli eventi meteo-climatici sempre più estremi e devastanti. Analisi dei rischi e dalle prevenzioni dalle mappe delle Autorità di Distretto idrografico italiane”, hanno offerto spunti e risposte che dovrebbero concretizzarsi anche nell’immediato in un decreto legge sul dissesto idrogeologico. Il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut; il capo dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli; il capo dipartimento “Casa Italia” di Palazzo Chigi, Fabrizio Curcio insieme al sindaco di Firenze, Dario Nardella, a docenti, studiosi, dirigenti, economisti e divulgatori, hanno elencato problemi e soluzioni tappe e impegni.

Il segretario dell’Abdac, Erasmo D’Angelis, dopo un breve ma efficace excursus storico – “dopo le grandi alluvioni del secolo scorso i Paesi europei realizzarono le grandi opere di protezione che ancora reggono, mentre l’Italia mise a punto una ottima legge sulla prevenzione che restò ferma per due anni” – ha invitato a “passare all’azione immediatamente perché i cambiamenti climatici e le emergenze non ci permettono tempi normali”. “Sappiamo quello che dobbiamo fare e come farlo. A partire dalla manutenzione - ha detto – ll nostro obiettivo è vedere il Paese impegnato sulla prevenzione strutturale. Possiamo farcela utilizzando anche l’occasione irripetibile delle risorse del Recovery Plan”.

Fabrizio Curcio, rivolgendosi alla politica e riconoscendone l’esigenza di intervento, ha chiesto “continuità amministrativa delle strutture e delle norme per la prevenzione dei disastri e delle emergenze ambientali perché la strada fatta, per esempio da “Italiasicura” continui nel percorso “Casa Italia”.

Angelo Borrelli, assicurando che “non vivremo un altro 1966”, perché anche da quella drammatica esperienza nacque l’idea della Protezione civile, ha parlato di una “piattaforma di allertamento della popolazione” che arriverà ad ogni singolo cittadino e che aiuterà nell’opera di prevenzione e nelle fasi di emergenza.

Dopo l’approvazione del Collegato Ambientale 2020, il sottosegretario Roberto Morassut ha annunciato l’arrivo del decreto legge sul dissesto idrogeologico realizzato con il coinvolgimento di tutti gli enti interessati.

Le tappe di Firenze, con l’accelerazione degli ultimi anni che ha visto le risorse destinate alla sicurezza idrogeologica e alla vivibilità dei corsi d’acqua da 700mila euro a 24 milioni di euro, nell’intervento del sindaco Nardella che ha candidato la città a ospitare il World Water Forum 2024.

L’ABDAC anche nell’intervento dell’ingegner Carlo Ferranti che parlando di “Indicatori di rischio e di Piano alluvioni”, ha sottolineato la difficile gestione attraverso PAI esistenti e spesso disomogenei e ha assicurato l’intervento per uniformare indici e interventi nel prossimo piano.

Le conclusioni a Mario Tozzi che ha invitato ad “assecondare e non costringere la natura” e a Mauro Grassi che insieme a Erasmo D’Angelis è autore del libro: “Storia d’Italia e delle catastrofi”. “Abbiamo nuove tecnologie e più risorse – ha detto - Ora bisogna ridurre i tempi e condividere le conoscenze”. Oggi si dice Governance.

Data di ultima modifica: 05/11/2020
Data di pubblicazione: 05/11/2020