“Il nostro contributo per una ricostruzione più sicura”

convegno intervento d'angelis
 

Il Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale 
dell’Appennino centrale Erasmo D’Angelis illustra il Progetto ReSTART al convegno al Senato dal titolo “Le nuove frontiere dell’innovazione tecnologica”.

“Quando si interviene su territori, su fiumi e aree urbane, è importante farlo con il bagaglio tecnico del passato, con database storici e di natura tecnico-scientifica. Ma è determinante l’uso di tecnologie real-time con radar satellitari per il monitoraggio continuo dei dissesti idrogeologici, droni, modalità di telerilevamento che utilizzano impulsi laser, terminali e sensori di controllo del suolo, del sottosuolo e dei corpi idrici superficiali e sotterranei”. È quanto ha affermato il Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale Erasmo D’Angelis intervenendo al convegno che si è svolto oggi al Senato con il titolo “Le nuove frontiere dell’innovazione tecnologica: tutela, conservazione, valorizzazione e prevenzione per il mondo che vorremmo”. 

D’Angelis ha illustrato caratteristiche e finalità del progetto “ReSTART”, sottolineando: “La nostra è una corsa contro il tempo, ce la stiamo mettendo tutta per consegnarlo prima possibile ai cittadini che hanno vissuto il dramma del terremoto e per consentire a tutti gli amministratori pubblici e ai progettisti di ricostruire le comunità riducendo al massimo la portata dei rischi naturali in territori unici e straordinari”. 

Il progetto “ReSTART” nasce per rispondere alla necessità di rinnovare il quadro conoscitivo riguardante le condizioni di rischio del territorio colpito dal sisma del 2016-2017 e per fornire alle amministrazioni locali uno strumento di pianificazione aggiornato, utile nel delicato processo decisionale che le quattro Regioni e i 138 Comuni compresi nell’area del Cratere dovranno affrontare durante la programmazione delle attività di ricostruzione.

“Era il 24 agosto 2016, alle 3.36, la scossa partì da 4 km sotto l’Appennino Centrale. L’energia rilasciata di magnitudo 6.0 fece partire l’ennesimo devastante grande terremoto con sequenze senza fine”, ha ricordato D’Angelis aggiungendo che il bilancio è stato quello dei “terremoti storici”: “299 morti. Colpiti 138 Comuni da Amatrice a Arquata, Accumoli, Norcia, Visso, Ussita, Preci, Camerino e altri paesi, borghi, frazioni e casolari tra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo ridotti a cumuli di rovine, isolate e inaccessibili per smottamenti e frane”. Poi altre scosse nel mese di ottobre e poi ancora nel gennaio 2017.

“Qual è il punto? Cosa ci ha insegnato questo dramma? Che l’Italia è un meraviglioso spettacolo naturale, non esiste al mondo una penisola come la nostra, di una bellezza infinita, da ogni visuale. Ma è una terra bella e fragile, e gli italiani sono costretti da sempre alla convivenza con catastrofi immani che hanno accompagnato la nostra storia”, ha insistito il Segretario generale dell’Autorità. “La nostra logica emergenziale è costata 100 volte di più rispetto alla prevenzione delle emergenze. In vite umane il danno è incalcolabile. In termini economici siamo a circa 8 miliardi di euro all’anno per ogni anno dal 1946. E’ 1 punto e mezzo di Pil speso per riparare e risarcire. La prevenzione? L’alibi è sempre stato: non abbiamo soldi. Servono 100 miliardi di euro per la sicurezza dell’edilizia pubblica e privata. Ma siamo di fronte a un falso clamoroso: spendiamo, guardando solo agli ultimi 10 anni, ben oltre 53 miliardi per i soli 3 terremoti dell’Aquila (2009, 17,4 miliardi), Emilia Romagna (2012, 13 miliardi), Centro Italia (2016-2017, 23,5 miliardi). Come si volta pagina? Sapendo che oggi possiamo prevedere, prevenire, difenderci e anche bene. Facendo tesoro della gamma di tecnologie sempre più avanzate e buone pratiche e buone difese e ricostruzioni. Se siamo grandi nei soccorsi e nella solidarietà - e qui Protezione Civile dà lezioni al mondo - possiamo esserlo nella prevenzione strutturale e non strutturale, il “prima”, obiettivo sempre mancato. Lasciamoci alle spalle gli errori, gli errori di tutti, e avviamo quel lavoro lungo, costante e complesso”.

Da queste riflessioni è nato il progetto “ReSTART” , con finanziamento compreso nell’ambito del PON “Governance e capacita istituzionale 2014-2020”. “E’ un cantiere aperto, un lavoro già in corso con un team interdisciplinare di 20 professionisti e tecnici dell’Autorità e delle Regioni, e sarà costante anche l’attività di comunicazione”, ha sottolineato D’Angelis. “E’ in costruzione la prima piattaforma tecnologica-Sistema Informativo Territoriale di gestione dati in un’area vasta europea, perché vogliamo aiutare a pianificare la ricostruzione più sicura e il futuro più affidabile. E’ un modello integrato e completo di conoscenza e previsione e controllo dello stato e delle dinamiche di trasformazione del territorio - suolo, sottosuolo, acque - del costruito, dei rischi naturali e indotti da urbanizzazioni e vari abusi”.

Il progetto “ReSTART” conterrà dati e informazioni in Open Data, con modalità di fruizione condivisa. Il materiale raccolto potrà essere utilizzato dai centri funzionali della Protezione civile, di Regioni e Comuni e gestori di servizi pubblici, e sarà accessibile a tutti, con format e stratificazioni sulle quali l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale lavora per acquisire:
-dati e modelli per l’interpretazione, il controllo e la previsione come supporto per la pianificazione territoriale.
-elementi idrologici, idrogeologici e idromorfologici di corsi d’acqua e versanti in frana a fini di valutazione del rischio.
-strumenti avanzati per la lettura in tempo reale dello stato del territorio e delle sue trasformazioni.
-rilievi LIDAR sostenuti da campagne di rilievo a terra.
-monitoraggio con la tecnocologia INSAR dell'interferometria attraverso rilevazioni raccolte dal satellite Sentinel che monitora in continuo le trasformazioni del territorio in Europa.


Fra gli obiettivi della piattaforma tecnologica è prevista anche la realizzazione di una procedura per valutare il mutato quadro del rischio idrogeologico conseguente le modifiche morfologiche ed idrogeologiche intervenute a seguito delle scosse sismiche del 2016-2017.

La procedura che sta realizzando ReSTART per il conseguimento di questo obiettivo prevede uno strumento di valutazione speditiva che si avvale dei dati territoriali già immediatamente disponibili e di rilievi e misure integrative da effettuare con tecnologie avanzate  immediatamente dopo gli eventi sismici di tre anni fa. 

La procedura di valutazione speditiva del rischio idrogeologico, acquisiti i dati dei necessari rilievi integrativi, si articola nelle seguenti fasi operative di modellazione :
Determinazione delle caratteristiche morfometriche a scala di bacino attraverso l’utilizzo di algoritmi in ambiente GIS (sistema informativo geografico)  
Analisi probabilistica dei dati disponibili per la definizione di un modello idrologico aflussi-deflussi per i bacini ricadenti nell’area  
Modellazione idraulica fluviale finalizzata alla determinazione delle aree di pericolosità idrogeologica.

La procedura è, tra le altre cose, attualmente in corso di prima applicazione sperimentale sul fiume Tesino nella Regione Marche.

Partner del Progetto ReSTART sono il Dipartimento Protezione civile, il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, l’Ispra, il Commissario straordinario per la ricostruzione e le quattro Regioni (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo) interessate dal sisma. 


Roma, 24 settembre 2019 
 

Data di ultima modifica: 24/09/2019
Data di pubblicazione: 24/09/2019