Audizione Segretario

Per la sua collocazione geografica l’orografia, la morfologia, abbinati al mix catastrofico di cambiamenti climatici, degradazione ambientale dovuta all’attività dell’acqua e mai frenato consumo del suolo, l’Italia è “vocata al rischio idrogeologico”, per questo la materia deve diventare “tema di serie A della politica”. Lo ha detto il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, Erasmo D’Angelis, durante l’audizione in video conferenza davanti all’VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati.

“Emozione davanti ai disastri, rimozione sul che fare immediatamente dopo. E’ questo che ci caratterizza davanti agli eventi che si ripetono - ha spiegato il Segretario fornendo una serie di dati inequivocabili che spiegano quanto avviene - Due terzi del territorio montuoso o collinare, 302 miliardi di m3 di pioggia all’anno sempre più concentrati in pochi giorni; 20mila chilometri di corsi d’acqua intubati nell’ultimo secolo con errori idraulici clamorosi, più fiumi di ogni altro Paese europeo, 7494, che possono dopo poche ore di pioggia raggiungere altezze impressionanti; un costruito triplicato in 70 anni passando dal 2,3% all’8,3%”. A questo proposito D’Angelis ha citato, caso rarissimo, la nascita di due aree urbane sulle foci naturali e artificiali del Tevere: “Ostia e Fiumicino, completamente abusive e sanate dai condoni! Sappiamo dove si rischia e cosa fare. Servono 10 mila opere da realizzare nei prossimi 10 anni per un costo presunto intorno ai 35mila”.

Vocati al rischio idrogeologico, primi per frane in UE: sono italiane le 620.808 frane censite su 750mila di tutta Europa – la spiegazione è in quei due terzi di territorio montuoso e collinare – e questo comporta che 13 milioni di italiani vivano in zone a rischio: “L’Autorità di Bacino dell’Appennino centrale – ha annunciato , D’Angelis– coordina il pool di sette università chiamate dal Commissario per la ricostruzione, Legnini, al monitoraggio insieme a Ispra delle 304 frane sismo-indotte nei 138 comuni del cratere 2016-2017. Ed è attiva da una settimana la piattaforma tecnologica multirischio WebGis che è stata finanziata dall’Agenzia di Coesione, frutto di un lavoro che utilizza tutta la parte geospaziale, satellitare per controlli ed è a disposizione di amministratori e professionisti con mappe digitali dalla microzonazione al piano alluvioni e frane nei 138 comuni”.

L’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale comprende 42.500 km2 di territorio dentro il quale emerge Roma, la città Ue a maggior rischio idrogeologico. Con, in un anno, 383 fenomeni franosi, 90 voragini e 20 zone abitate a rischio frane, il pericolo incombe su 300.000 romani. “Ma il nostro incubo – ha aggiunto - è la piena del Tevere con tipologia 1937 quando si allagò tutta la città e tutte le campagne fino al mare, campagne che oggi sono quartieri di Roma. E’ davvero importante e strategico il decreto legge Morassut che dovrebbe essere approvato dal CDM che semplifica le procedure e fa un riordino necessario e urgente sulla materia di contrasto al dissesto. Va anche modernizzato il sistema dei Consorzi di Bonifica che devono occuparsi della manutenzione. Lo Stato – ha concluso il segretario dell’Abdac ha tutte le possibilità finanziarie, tecniche e progettuali per poter riorganizzare la battaglia contro il dissesto. Noi siamo pronti, è il nostro lavoro".

Data di ultima modifica: 18/12/2020
Data di pubblicazione: 18/12/2020