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La Conferenza Istituzionale Permanente dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale, con le 7 Regioni, i ministeri dell’Ambiente, Infrastrutture, Agricoltura, Beni culturali e la Protezione Civile, ha approvato all’unanimità i progetti di aggiornamento del Piano di Gestione Acque e del Piano di Gestione Rischio Alluvioni.

Convocata dal sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, alla presenza di Angelo Borrelli capo della Protezione Civile, del sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Salvatore  Margiotta, del Segretario generale e dei dirigenti dell’ABDAC e dei rappresentanti delle Regioni del distretto, la Conferenza dà l’ok al ciclo di lavoro sull’aggiornamento dei piani che sarà completato entro  il 2021 e che contiene anche l’ultimo passaggio partecipativo prima dell’adozione definitiva degli stessi.

Il Segretario, Erasmo D’Angelis, ha illustrato per sommi capi gli aggiornamento dei due piani, ovvero il progetto di Piano di Gestione del Distretto idrografico dell’Appennino Centrale – II aggiornamento (PGDAC - II agg.) ed il  progetto di Piano di Gestione del Rischio di Alluvione del distretto idrografico dell’Appennino Centrale – I aggiornamento (PGRAAC - I agg.), che si avvalgono di dati dei monitoraggi regionali, sottolineando la necessità del “deciso recupero delle conoscenze sull’idrologia che purtroppo è stato depauperato a seguito della riforma costituzionale del Titolo V che ha trasferito alle Regioni le competenze di quel gioiello scientifico che era l’Istituto Idrografico dello Stato. Nonostante l’impegno delle Regioni del distretto, tutte virtuose – ha detto -  restano obiettive le carenze del monitoraggio complessivo sull’idrologia italiana”.

Una prima risposta sarà data attraverso una serie di attività ed azoni quali:

  • il perfezionamento della rete di monitoraggio prevista dal Piano Operativo Ambiente del Maatm, che ormai sta partendo, per l’analisi qualitativa e quantitativa delle risorse idriche;
  • l’implementazione di banche dati sugli utilizzi idrici;
  • nell'adozione di misure per il risparmio idrico per l'abbattimento delle perdite, ora del 30-50% rispetto dal prelievo all’utilizzo;
  • nell'adozione di misure di efficientamento sugli invasi piccoli e medi che hanno perso la loro funzionalità;
  • il riutilizzo delle acque reflue soprattutto per usi industriali;
  • in una nuova modellistica di settore legata al trend climatico anche a lunga scadenza: “E qui – ha spiegato D’Angelis – pensiamo di estendere all’intera area di distretto la nostra piattaforma tecnologica Restart che oggi funziona come prototipo con i dati di rischio nei 138 Comuni del cratere sismico 2016-2017”.

L’aggiornamento, coordinato dai dirigenti Carlo Ferranti, Pietro Ciaravola, Mario Smargiasso e Letizia Oddi per la parte giuridica e amministrativa, contiene anche l’analisi delle risorse finanziarie per realizzare opere strutturali e per sostenere misure non strutturali dei Contratti di Fiume a tutela degli ecosistemi fluviali e a difesa da alluvioni.  Ci sono fondi derivanti dalla fiscalità generale, risorse della norma sugli invasi della legge di Bilancio 2018 al secondo stralcio e le eccezionali opportunità del Next Generation EU.

Prima dell’approvazione del secondo punto all’ordine del giorno, il sottosegretario Morassut ha voluto ricordare che, nella legge di Bilancio ora in via di approvazione definitiva al Senato, sono previste risorse per le assunzioni di personale tecnico in materia di dissesto e che il tutto sarà organicamente previsto nel prossimo Decreto Dissesto, voluto dallo stesso Morassut, ormai pronto per essere approvato.

Per entrambi progetti di piano è iniziata la fase di partecipazione pubblica, che consente  la presentazione di osservazioni da parte di associazioni, cittadini, enti. Tale fase si concluderà nel 2021.  In particolare il primo aggiornamento del PGRAAC  è fatto di nuove mappe di pericolosità, della gestione degli obiettivi del rischio, della descrizione della metodologia di analisi costi-benefici, di misure di monitoraggio. “Si aggiungeranno analisi di dettaglio su fenomeni franosi – ha spiegato il Segretario – con un progetto che sta partendo nelle aree del cratere sismico d’intesa con il Commissario straordinario per la ricostruzione Giovanni Legnini e con il coinvolgimento dell’Ispra e delle università”.

Limitazione del consumo di suolo, contrasto ai cambiamenti climatici, programmi per impedire l’abuso del suolo volti alla prevenzione di fenomeni di rischio e alla riduzione della vulnerabilità delle infrastrutture esposte…sono queste le misure che devono portare all’obiettivo di ridurre le “conseguenze sulle persone, l’ambiente, il patrimonio culturale, le attività economiche”.  D’Angelis ha portando come esempio l’area metropolitana di Roma, tra le zone a maggior rischio idrogeologico, dove con la Regione Lazio sono state individuate oltre 100 opere che richiedono investimenti per 900 milioni di euro. "Un investimento - ha detto -  30 volte più basso dei costi di un eventuale piena del Tevere con tipologia 1937”.

Copie dei progetti saranno disponibili sul sito dell’Autorità.

 

Data di ultima modifica: 30/12/2020
Data di pubblicazione: 29/12/2020